OpenData: un opportunità a costo zero ed una cattiva gestione

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione delle tecnologie informatiche dovuta sopratutto alla distribuzione ed al successo dei dispositivi mobile.

Questi dispositivi diffondono, infatti, applicazioni informatiche di qualsiasi tipo che permettono la condivisione, il recupero e la lettura di dati in qualsiasi momento della propria giornata.

Mai come oggi è quindi necessario conoscere e diffondere la cultura degli OpenData come opportunità di innovazione locale e sviluppo territoriale: il proliferare dei dispositivi mobile renderanno più facile ed economico la lettura di questi dati.

In breve, gli OpenData rappresentano dati di qualisasi natura privi di licenze commerciali. La pubblica amministrazione possiede, ad esempio, enormi quantità di dati che possono essere messi a disposizione per tutta la comunità (di fatto sono dati che la comunità contribuisce a finanziare attraverso le tasse). Un comune può, ad esempio, pubblicare dati relativi alla geolocalizzazione delle farmacie in modo che tutta la comunità può trarne beneficio.

Incentivare questi tipi di dati significa creare nuovi modelli di Business, innovazione e sviluppo (anche a livello territoriale) a costo zero. Se tutte le amministrazioni rendessero accessibili pubblicamente i dati geografici delle attività commerciali, degli eventi, dei musei, dei siti archeologici, dei servizi pubblici ed incentivasse i cittadini (o imprese) a creare strumenti per “rappresentare” nel miglior modo possibile questi dati (ad esempio tramite app o portali di informazione) l’economia locale ne trarrebbe sicuramente un grosso beneficio.

Facciamo due esempi di casi d’uso:

  • pubblicazione dei dati sui siti archeologici, musei, opere d’arte italiane: contribuirebbe ad aumentare la qualità dei servizi offerti ai turisti sopratutto in quelle zone d’Italia dove spesso e volentieri vige una trascuratezza del nostro patrimonio artistico. Si potrebbe, ad esempio, incentivare la creazione di audioguida direttamente sul dispositivo mobile del turista; creare mappe digitali per l’orientamento del turista all’interno di siti archeologici o musei…
  • pubblicazione dei dati sulle attività commerciali: contribuirebbe ad incentivare la spesa a km zero ed a migliorare l’economia locale. E’ possibile, ad esempio, raggiungere le attività commerciali locali poco conosciute quali: agriturismi, ristoranti, alberghi, distributori di qualsiasi tipo a discapito dei grossi centri commerciali o delle attività che minacciano l’economia locale.

In Italia si è iniziato a parlare degli OpenData già dal 2010.

da Wikipedia

In Italia si è cominciato a parlare di dati aperti anche grazie al progetto OpenStreetMap. Con il fine di creare uno stradario liberamente utilizzabile, tra il 2007 e il 2010 alcune amministrazioni locali, grazie all’iniziativa di volontari (tra cui Merano, Vicenza, Montecchio Maggiore e Schio), hanno pubblicato con licenza aperta i dati dei propri stradari e altri propri dati. Il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta in una intervista[4] rilasciata il 3 giugno 2010 all’allora direttore di Wired Italia Riccardo Luna ha anticipato la realizzazione di un portale italiano dell’Open data sul modello dei datagov anglosassoni entro la fine dell’anno. In data 18 Ottobre 2011 il portale dati.gov.it è stato messo on line.

Purtroppo, oggi, possiamo constatare che l’applicazione dati.gov.it non può essere considerato un portale che incentiva la pubblicazione e la fruizione degli OpenData. E’ vero che ci sono parecchi comuni ed amministrazioni locali che hanno contribuito ma la quantità dei dati pubblicati è ancora troppo bassa.

Inoltre il portale sembra di pessima di qualità e, sopratutto, non permette la semplice pubblicazione di nuove applicazioni che sfruttano gli OpenData a servizio dei cittadini.

Consigliamo la lettura di un’articolo interessante sull’argomento.

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